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IN ITALIA PURTROPPO FUNZIONA COSì

8/29/2024

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Dopo un disastro ci vogliono anni per ricostruire

Novara 29  Agosto 2024
 
Otto anni fa un terremoto devastante  ha colpito il centro Italia, dal reatino all'area del Tronto, dal Lazio a Umbria e Marche. che portò alla morte di 299 persone (più altre quattro morte d'infarto per la paura), quasi 400 feriti e oltre 40mila sfollati.

I Comuni più colpiti furono Amatrice , Arquata del Tronto, Norcia, Montegallo, Montereale, Acquasanta Terme, Cascia, Campotosto. con una scossa avvertita in decine di altri  comuni, da Teramo a Perugia, da Viterbo a Pescara, per un'area vastissima. L'epicentro fu individuato a un chilometro da Accumoli:
 
AMATRICE
Dopo le scosse, in poche ore si attivarono la Protezione Civile, volontari e forze dell'ordine per aiutare le decine di migliaia di sfollati che all'improvviso si ritrovarono senza un tetto sopra la testa.
 
Peccato che  a distanza di otto anni la ricostruzione non è ancora stata completata, anche se  i tanti investimenti stanno  (lentissimamente!)  dando la possibilità di costruire edifici e infrastrutture. Un anno fa, nel 2023, la struttura commissariale parlò di "forte accelerata" nella ricostruzione, ma oggi  sono ancora migliaia i cittadini che necessitano di assistenza abitativa.
 
Il commissario per la ricostruzione Guido Castelli, intervistato dal Messaggero, parla della ricostruzione: «Nella ricostruzione il problema non è mai stata la mancanza di soldi - ad Amatrice ne abbiamo impegnati 156 milioni - ma la capacità di spenderli. E sempre qui, a differenza del resto d'Italia, non esiste il tema del consumo del suolo: soltanto il 5 per cento del territorio è abitato. Con lo spopolamento in atto già da prima del terremoto, dobbiamo restituire il valore sociale che questi territori di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria hanno sempre avuto».
 
NORCIA
Il Comitato Rinascita Norcia ha scritto  una lettera di 5 pagine inviata al presidente della Repubblica, del Consiglio e fino al Comune, in cui lamenta ritardi e inefficienze. "Se da una parte è finalmente partita la ricostruzione privata–, dobbiamo purtroppo costatare che le frazioni più danneggiate sono ancora un cumulo di macerie. Dobbiamo evidenziare i gravi ritardi nell’opera di ricostruzione dei beni pubblici ed ecclesiastici, ma anche di numerose attività economiche. Non ha un senso logico che vengano ricostruite le case, ma allo stesso tempo non vengono ricostruite le strutture pubbliche che ospitano importanti servizi e istituzioni, che forniscono risposte ai bisogni delle persone. A nostro avviso, va rivista la modalità di intervento a sostegno delle zone terremotate. Non si comprende ad esempio –perché non viene presa in considerazione la normativa del sisma del 1997 dell’Umbria- Marche che dava queste priorità. Come Comitato, non comprendiamo i toni trionfalistici che alcuni politici e amministratori usano nel parlare di una ricostruzione in fase avanzata di realizzazione. La gente si sente presa in giro. Come facciamo, ad avere fiducia della nostra rinascita, se dopo 8 anni non sono ancora iniziati i lavori del tanto decantato Polo Scolastico di Norcia? Non sono stati ancora ricostruiti i 10 alberghi del nostro Comune. Come si fa a rilanciare l’economia se uno dei suoi perni, il turismo, non può avvalersi dopo 8 anni di queste strutture? Invitiamo le autorità a stare vicino alle popolazioni terremotate, ascoltando bisogni e aspirazioni, troppo spesso offuscate dai toni trionfalistici e da cerimonie celebrative di qualche istituzione".
 
SCAMPIA
E’ passato un  mese da quando è crollata una passerella di  un edificio nel quartiere di Scampia a Napoli uccidendo tre persone e ferendone tredici  e la Vela celeste  (questo il nome dell’edificio)  è  ancora del tutto inaccessibile: tutte le vie d’accesso all’edificio sono state abbattute, ponendo fine al viavai degli oltre 800 sfollati durato quasi un mese. Non rientreranno più nelle loro case, se non per prendere le ultime cose quando la Vela sarà messa in sicurezza dai tecnici del Comune di Napoli: gli unici a poter entrarci ora.
 
I vigili del fuoco hanno decretato in via precauzionale l’inagibilità dell’intero complesso della Vela celeste, interessata da uno «stato di diffuso degrado»

Anche i tecnici del Comune di Napoli nel lontano 2016 erano arrivati alle  stesse conclusioni, e a fine 2015 l’allora sindaco, Luigi de Magistris, aveva addirittura disposto – ma non fatto attuare − lo sgombero coatto dell’edificio nel quale la passerella è collassata il mese scorso

Il risultato della lentezza dei provvedimenti per la ricostruzione  è che ogni famiglia è chiamata oggi a trovare una sistemazione in attesa che siano costruiti i 433 nuovi alloggi popolari. I soldi non mancano: gli sfollati riceveranno fino a dicembre 2025 un contributo mensile che va da 400 a 900 euro per nucleo familiare grazie al recente stanziamento di tre milioni di euro da parte del governo e a un milione di euro messo a disposizione dal Comune di Napoli nei giorni successivi alla tragedia del 22 luglio scorso.

.Ma sono proprio le case da affittare a mancare,. I paletti posti dalle agenzie immobiliari sono troppi per gli abitanti di un contesto sociale come quello delle Vele di Scampia:

Per fortuna sono  intervenuti la  Chiesa e il Terzo settore, che hanno aiutato  19 persone, tra cui malati di cancro e bambini disabili, a trovare  ospitalità dai padri gesuiti della Rettoria di Santa Maria della Sapienza. Ma nei prossimi giorni dovranno lasciare la struttura, e anche per loro si pongono gli stessi interrogativi che si pongono per tutti gli sfollati.
Ma non basta,  nei giorni scorsi altri inquilini, stavolta nella  Vela rossa, sono stati fatti sgomberare dai vigili del fuoco che  hanno trovato situazioni di degrado simili a quelle che hanno portato al crollo della passerella avvenuto nella Vela celeste.
 
In altre Nazioni, davanti a fenomeni come questo , viene tutto ricostruito in un anno, nella nostra si aspettano fino a 8 anni per iniziare a fare qualcosa….
 
DP
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