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Loro Piana in amministrazione giudiziaria per un anno

7/17/2025

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l’accusa è  di sfruttamento

Novara 18  luglio 2025
 
Il Tribunale di Milano mette in amministrazione giudiziaria per un anno Loro Piana, marchio vercellese del cachemire, che è stato acquisito nel 2013 per l’80% e per 2 miliardi di euro dalla multinazionale parigina LVMH-Moet Hennessy Louis Vuitton, di proprietà della famiglia multi milionaria Arnault.  Loro Piana,  per il 20% è ancora della famiglia omonima con Pier Luigi Piana vicepresidente, ha 2.300 dipendenti e un fatturato di 1,3 miliardi. 
 
 
L’accusa è  precisa: “Agevolato lo sfruttamento del lavoro, per non aver impedito il caporalato tra i fornitori che sfruttano operai cinesi”
 
La maison del lusso infatti non avrebbe controllato la filiera produttiva, attraverso un meccanismo perpetrato in modo strutturale per abbattere i costi e massimizzare i profitti.
 
Secondo I giudici Loro Piana avrebbe “colposamente agevolato, con una generalizzata carenza di modelli organizzativi e un sistema di internal audit fallace, il pesante sfruttamento lavorativo” di operai cinesi, a valle della “propria filiera di produzione” tra società appaltatrici e subappaltatrici, in opifici chiusi dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro e gestiti in un caso da un cinese arrestato in flagranza di caporalato il 13 maggio 2025.
 
 
Secondo gli atti la società affidava parte della produzione delle giacche in via diretta alla Evergreen Fashion Group srl, che però, avendo una sede a Milano in pieno centro ma nessun reparto produttivo, subappaltava la produzione alla Sor-Man snc di Nova Milanese; la quale a sua volta, non avendo adeguata capacità produttiva, faceva realizzare i capi di abbigliamento agli opifici cinesi Clover Moda srl (a Baranzate) e Dai Meiying (a Senago); i quali però impiegavano in nero operai asiatici per lo più in stato di clandestinità, in ambienti di lavoro insalubri e pericolosi, alloggiati in dormitori abusivi, sottoposti anche di notte o nei giorni festivi a turni lavorativi di gran lunga superiori a quelli contrattualmente previsti e pagati di gran lunga meno dei minimi tabellari, alle prese con macchinari senza dispositivi di sicurezza, senza sorveglianza sanitaria, senza corsi minimi di formazione.
 
”. E ancora, i magistrati hanno aggiunto che la società “non ha verificato la reale capacità imprenditoriale delle società appaltatrici e sub-appaltatrici, alle quali affidare la produzione e non ha nel corso degli anni eseguito efficaci ispezioni o audit per appurare in concreto l’operatività della catena produttiva e le effettive condizioni lavorative e gli ambienti di lavoro”.


DP

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