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Gli Abusi sui Minori da Parte di Parenti

6/30/2025

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Un Problema Silenzioso e Grave

Novara 30 giugno 2025

Gli abusi sui minori rappresentano una delle violazioni più devastanti dei diritti umani e un problema sociale di portata globale. In particolare, quelli perpetrati da parenti – genitori, zii, nonni, fratelli o altri membri della famiglia – sono spesso nascosti e difficili da individuare, ma hanno conseguenze profondamente gravi sul benessere fisico, emotivo e psicosociale dei bambini coinvolti.

. La loro gravità richiede un’attenzione costante e un’azione decisa per proteggere i bambini e garantir loro il diritto a una crescita serena e sicura. 

Gli abusi sui minori da parte di parenti possono manifestarsi in diverse forme:
  • Abuso fisico: contatti violenti, percosse, usi di strumenti che provocano dolore o ferite.
  • Abuso sessuale: avances indesiderate, contatti sessuali forzati o manipolativi.
  • Abuso emotivo: insulti, minacce, svalutazione costante o trascuratezza emotiva.
  • Negligenza: mancato di mantenere bisogni primari come cibo, cure mediche o un ambiente sicuro.

Le motivazioni che portano a tali abusi sono complesse e multifattoriali. Spesso, innovative dinamiche di potere, problemi di salute mentale nell’adulto, o modelli educativi vecchi e sbagliati contribuiscono a questa triste realtà. La povertà, le tensioni familiari, e la mancanza di supporto sociale aumentano il rischio di abusi da parte di parenti.

Riconoscere e affrontare gli abusi sui minori all’interno della famiglia richiede un impegno congiunto tra istituzioni, scuole, associazioni e cittadini. È fondamentale promuovere campagne di sensibilizzazione, formare operatori qualificati e rafforzare i servizi di tutela e ascolto.

Inoltre, è essenziale creare un ambiente in cui i minori si sentano sicuri di parlare, senza paura di ritorsioni o negazioni. La collaborazione tra servizi sociali, forze dell’ordine e sistema giudiziario deve essere rapida ed efficace per intervenire tempestivamente.

Prevenire gli abusi richiede un intervento preventivo che coinvolga l’educazione dei genitori e dei caregiver, insegnando modelli di comunicazione rispettosa e di disciplina non violenta. È anche importante offrire supporto psicologico alle vittime, affinché possano superare traumi e ricostruire la loro autostima.

Solo attraverso un impegno collettivo e costante si potrà sperare di ridurre questa forma di violenza e di promuovere un ambiente familiare basato su rispetto, tutela e amore.
 
DP.
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Cosa significa avere stile?

6/29/2025

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Novara 29 giugno 2025

Avere stile è qualcosa di più di un semplice modo di vestirsi o di apparire; è un modo di essere e di esprimersi che riflette l’unicità di ciascuno di noi.

Spesso, il termine “stile” viene associato a mode passeggere o a scelte estetiche appariscenti, ma in realtà costituisce un vero e proprio linguaggio personale, capace di raccontare chi siamo senza bisogno di parole.

Avere stile significa possedere una certa consapevolezza di sé e della propria presenza nel mondo. È la capacità di combinare elementi, colori, e dettagli in modo armonico, creando un’immagine che rispecchia il proprio carattere, i propri valori e le proprie emozioni. Non si tratta di seguire le tendenze del momento a tutti i costi, bensì di scegliere ciò che ci rappresenta autenticamente, adattando le mode al nostro gusto personale.

Ogni persona ha uno stile diverso, ed è proprio questa diversità che rende la moda e l’arte del vestirsi affascinanti. Chi ha stile sa distinguersi senza sforzo, comunicando la propria personalità attraverso le scelte che fa quotidianamente. Può essere elegante e sobrio, audace e colorato, minimalista o eccentricamente combinato, ma sempre coerente con se stesso.

Avere stile non riguarda solo l’aspetto esteriore. È anche un modo di sentirsi a proprio agio con sé stessi e di esprimere fiducia nelle proprie scelte. Quando si ha stile, si trasmette autenticità e sicurezza, che sono attrattivi e coinvolgenti. È un modo di valorizzare la propria individualità e di affrontare il mondo con personalità e charme

Lo stile non è statico: evolve nel tempo, si arricchisce di nuove esperienze, influenze e maturità. Ciò che conta è mantenere quella coerenza interna che permette di rimanere fedeli a sé stessi, anche quando si sperimentano nuove tendenze o si attraversano momenti diversi della vita.

Avere stile significa essere consapevoli di sé, saper comunicare chi si è semplicemente attraverso il proprio modo di vestirsi e di comportarsi. È un’arte sottile che richiede autenticità, sensibilità e un po’ di coraggio. Alla fine, lo stile più bello è quello che nasce dall’interno, capace di fiorire e di raccontare la propria storia in modo unico e originale.

​DP

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Perché alcune persone non tollerano il caldo

6/28/2025

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 cause e fattori


Novara 28 giugno 2025

L’estate porta con sé giornate assolate e temperature più elevate, ma non tutti affrontano il caldo allo stesso modo. Per alcuni, le alte temperature sono fonte di disagio, porre non solo fastidio ma anche problemi di salute.

I motivi per cui certe persone non tollerano il caldo
 
1. Fattori genetici e fisiologici
Ogni individuo ha una diversa capacità di termoregolazione, ovvero di mantenere la temperatura corporea costante. Alcune persone possono avere una sudorazione meno efficiente, rendendo più difficile il raffreddamento del corpo durante le ondate di calore. Inoltre, varia anche il numero e la funzionalità delle ghiandole sudoripare, influenzando la capacità di dissipedare il calore.

2. Condizioni mediche preesistenti
Alcune patologie possono aumentare la sensibilità al caldo. Ad esempio:
  • Problemi cardiaci: l’insufficienza cardiaca può compromettere la capacità del cuore di pompare il sangue e di favorire la sudorazione, aumentando il rischio di surriscaldamento.
  • Disturbi endocrinologici: come l’ipotiroidismo, che può rallentare il metabolismo e influire sulla termoregolazione.
  • Malattie neurologiche o muscolari: alcune condizioni, come la sclerosi multipla, possono alterare i meccanismi di sudorazione e termoregolazione.

3. Età
Le persone anziane sono generalmente meno resistenti alle alte temperature. Con l’età, si riduce l’efficienza del sistema di termoregolazione, e spesso diminuisce anche la percezione del caldo, rendendo più difficile adottare comportamenti di protezione adeguati.


4. Abitudini di vita e stile
Le persone che trascorrono molto tempo in ambienti freschi o climatizzati, o che sono meno abituate a condizioni di caldo, possono trovarsi più vulnerabili quando devono affrontare temperature elevate. La mancanza di idratazione, le diete inadatte o lo scarso appoggio di abbigliamento leggero e protettivo possono aggravare la percezione del caldo.

5. Motivazioni psicologiche e sensibilità individuale
Alcuni individui sono più sensibili alla sensazione di calore, anche per motivi psicologici o emozionali. La percezione del disagio può essere amplificata da ansia, stress o altre condizioni psicologiche.


6. farmaci e sostanze
Molti farmaci, come gli antipertensivi, i diuretici o gli antidepressivi, possono alterare la capacità di sudorare o influenzare il sistema di regolazione termica. Anche l’assunzione di alcol o droghe può compromettere questa funzione.

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DP
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Le brutte abitudini di noi italiani

6/27/2025

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 le te le tendenze quotidianendenze quotidiane le tendenze quotidiane

Novara 27 giugno 2025

L’Italia, paese ricco di storia, cultura e tradizioni, è spesso associata a valori positivi come l’ospitalità, la creatività e la passione.

Tuttavia, come in ogni società, esistono anche alcune abitudini che, seppur diffuse, vengono spesso considerate negativamente e meritano di essere analizzate per comprenderne le radici e trovare possibili soluzioni.

Tra le brutte abitudini più diffuse degli italiani troviamo:
  1. Lentezza e procrastinazione
    Molti italiani tendono a procrastinare, rimandando le situazioni importanti o le decisioni. Questa attitudine, spesso influenzata dalla cultura “dolce vita”, può portare a stress e scarsa efficacia nelle attività quotidiane e professionali.
  2. Disordine e poca puntualità
    Il senso del tempo non è sempre una priorità, risultando in ritardi e in uno spazio domestico o lavorativo spesso caotico. Questa abitudine può creare problemi nelle relazioni lavorative e sociali.
  3. Dissolutezza nel rispetto delle regole
    In alcune situazioni, si osservano comportamenti poco rispettosi delle norme, come l’utilizzo scorretto della banda larga, il parcheggio selvaggio o il mancato rispetto delle disposizioni di sicurezza, spesso motivati da una mentalità di “fregarsene” delle regole.
  4. Abitudine al consumo di junk food
    Nonostante l’italianità sia sinonimo di cucina di qualità, l’abitudine di mangiare spesso cibi pronti e fast food si sta diffondendo anche nel nostro paese, con conseguenze sulla salute a lungo termine.
  5. Mancanza di rispetto ambientale
    Il rispetto per l’ambiente non sempre viene considerato prioritario, come testimoniano le numerose discariche abusive e l’abitudine di gettare rifiuti in maniera indiscriminata.
  6. Cattiva gestione del tempo
    Le lunghe attese e la poca organizzazione in molte situazioni quotidiane riflettono un approccio disordinato che può portare a inefficienza, sia a livello personale che collettivo.
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DP

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La timidezza

6/26/2025

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un tratto umano universale e le sue sfumature

Novara 26 giugno 2025

La timidezza è un’emozione presente in molte persone e si manifesta come un senso di disagio o insicurezza nelle interazioni sociali.
Pur essendo una caratteristica comune, essa assume forme e intensità diverse da individuo a individuo, influenzando spesso il modo in cui una persona si relaziona con il mondo esterno.

La timidezza può essere definita come una sorta di ansia sociale che si manifesta di fronte a nuove situazioni, persone sconosciute o contesti pubblici. Chi è timido può avvertire una sensazione di imbarazzo, paura di essere giudicato o rifiutato, e spesso preferisce evitare situazioni sociali che percepisce come minacciose o stressanti. Tuttavia, è importante sottolineare che la timidezza non è sinonimo di introversione: mentre le persone introverse tendono a preferire ambienti più tranquilli e riflessivi, i timidi possono desiderare di essere socievoli ma sentono un blocco emotivo che li frena.

Le origini della timidezza  sono diverse e complesse. Possono derivare da fattori genetici, esperienze passate, educazione o da influenze culturali. Ad esempio, un ambiente familiare molto critico o una serie di esperienze di rifiuto possono contribuire allo sviluppo di timidezza e insicurezza. Inoltre, fattori biologici, come un’attivazione elevata del sistema nervoso in situazioni sociali, possono rendere alcune persone più predisposte a vivere momenti di disagio nelle relazioni interpersonali.

La timidezza può influenzare molte aree della vita: dagli studi al lavoro, dalle relazioni personali alla partecipazione sociale. Chi soffre di timidezza può trovare difficile esprimersi, farsi avanti in ambito professionale o sviluppare amicizie profonde. Questo può portare a sentimenti di isolamento, frustrazione o bassa autostima.

Alcune strategie utili per affrontare la timidezza:
  1. Gradualità: affrontare le proprie paure passo dopo passo, iniziando da situazioni meno minacciose.
  2. Autoconsapevolezza: riconoscere le proprie emozioni e capire i propri limiti.
  3. Tecniche di rilassamento: esercizi di respirazione, meditazione o mindfulness possono aiutare a ridurre l’ansia.
  4. Pratica sociale: partecipare ad attività di gruppo o corsi di comunicazione per allenare le proprie competenze sociali.
  5. Supporto esterno: parlare con amici, familiari o professionisti può fare la differenza nel processo di crescita personale.

È importante anche considerare la timidezza non soltanto come un ostacolo, ma come una qualità che può portare a maggiore sensibilità, ascolto attento e riflessione profonda. Molte persone timide sono considerate riservate, empatiche e affidabili, qualità preziose nelle relazioni autentiche.


La timidezza è un aspetto naturale dell’esperienza umana, che può essere vissuto come una sfida o come un’opportunità di crescita. Accettarla e comprenderla permette di sviluppare strategie che favoriscono una vita sociale più serena e autentica. 

​DP

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Come Sono i Genitori di Oggi

6/25/2025

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Cambiamenti Culturali

Novara 25 giugno 2025
 
Negli ultimi decenni, il ruolo dei genitori si è evoluto in modo significativo, riflettendo i profondi cambiamenti della società contemporanea. I genitori di oggi affrontano una realtà complessa, caratterizzata da innovazioni tecnologiche, nuove modalità di comunicazione e trasformazioni culturali che influenzano il modo di educare, proteggere e supportare i figli.
 
1. Uno degli aspetti più evidenti è la familiarità con il mondo digitale. I genitori moderni sono spesso nativi o comunque molto pratici con smartphone, social network e piattaforme online. Questa familiarità permette loro di monitorare meglio le attività dei figli, ma apre anche alla necessità di educarli all'uso responsabile della tecnologia e di limitare i rischi legati a cyberbullismo, dipendenza da internet e privacy.
 
2.  Oggi, i genitori cercano di dare ai figli maggiore autonomia rispetto al passato, riconoscendo l’importanza di sviluppare capacità di autonomia e responsabilità. Tuttavia, questa tendenza si accompagna a una grande attenzione alla protezione, spesso dettata anche dalla crescente percezione di rischi sociali, ambientali e sanitari. Questa dualità crea un delicato equilibrio tra lasciare spazio alla crescita e garantire sicurezza.
 
3.  I genitori di oggi sono più impegnati nel ruolo educativo, cercando di instaurare dialogo, ascolto e comprensione reciproca. La scuola e le istituzioni sono spesso viste come partner nell’educazione, e sono più propensi a coinvolgere i figli in vari processi decisionali, promuovendo un approccio più partecipativo.
 
4. La società attuale spinge i genitori a essere più consapevoli delle diversità e dell’importanza di valori come l’inclusione, l’uguaglianza e il rispetto delle differenze culturali, di genere e di orientamento sessuale. Spesso, si impegnano ad educare i figli ad avere una mentalità aperta e tollerante.
 
5. L’instabilità economica, il lavoro precario e le pressioni sociali imposte dai media compongono un contesto complesso che i genitori devono affrontare continuamente. Cresce la preoccupazione per il futuro dei figli e la capacità di offrire stabilità e opportunità.
 

In definitiva, la loro capacità di dialogare, di essere presenti e di adattarsi ai continui cambiamenti sociali sarà determinante per creare un ambiente in cui le nuove generazioni possano crescere sereni e preparate alle sfide del domani.

​DP

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Chi Verrebbe Arruolato in Italia in Caso di Guerra

6/24/2025

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Potenziali Candidature

 
Novara 24  giugno 2025

In uno scenario di conflitto armato, anche se improbabile, è importante comprendere come il sistema militaresco italiano possa attivarsi e quali categorie di persone sarebbero coinvolte nel processo di reclutamento.

L’Italia, come membro della NATO e con un esercito professionale, ha un sistema di difesa moderno e articolato, ma in situazioni di emergenza può essere richiamato anche un numero maggiore di riservisti e cittadini in sede di difesa.

Attualmente, l’Italia mantiene un esercito composto principalmente da militari . Tuttavia, la legge prevede la possibilità di richiamare i riservisti e, in casi estremi, di implementare misure di mobilitazione generale.

Chi potrebbe essere chiamato in caso di guerra
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  1. Riservisti e Personale in Ferma di Riserva
    Il sistema militare italiano si basa anche su riservisti di varie categorie, che hanno completato il servizio di leva o di formazione militare e sono ancora iscritti nei ruoli di riserva. In un conflitto, questi potrebbero essere richiamati per integrare le forze armate regolari.
  2. Cittadini Soldati e Volontari
    il Governo può decidere di attivare forme di mobilitazione generale, chiamando cittadini volontari o assoldando militari in congedo, soprattutto esperti in determinati settori come tecnologia, medicina, logistica, ecc.
  3. Personal Trainer, Operatori Specializzati ed Esperti
    Con l’aumento delle richieste di personale specializzato, potrebbero essere coinvolti professionisti civili con competenze utili in ambito militare, quali ingegneri, medici, informatici, e operatori di servizi strategici.
  4. Cittadini in stato di mobilitazione generale
    In uno scenario di guerra su larga scala, le autorità possono proclamare uno stato di mobilitazione generale, che comporta tra l’altro l’obbligo di presentarsi presso i punti di raccolta per essere assegnati a compiti specifici e di partecipare in modo attivo al sostegno dell’effort bellico.
Quali categorie di cittadini potrebbero essere coinvolte
  • Appartenenti alle Forze Armate: militari di professione e riservisti, chiamati a ricoprire ruoli di comando o supporto.
  • Cittadini in età militare (18-45 anni): anche se la leva è stata sospesa, in casi estremi potrebbero essere richiamati cittadini abili e in buona salute.
  • Lavoratori di settori strategici: lavoratori in ambiti come sanità, logistica, comunicazioni, energia, difesa civile, che potrebbero essere mobilitati come parte di un patrimonio di risorse nazionali.
DP

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I nonni, SONO INDISPENSABILI?

6/23/2025

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analisi del ruolo e del valore affettivo dei nonni nella nostra società

Novara 23 giugno 2025

Negli ultimi decenni, il ruolo dei nonni è stato oggetto di riflessione e discussione sia a livello sociale che familiare. Spesso vengono visti come figure affettuose, custodi di tradizioni e fonti di affetto per le nuove generazioni. Ma è davvero giusto chiedersi se i nonni siano un elemento indispensabile o se il loro ruolo sia più simbolico che pratico?
 
I nonni rappresentano spesso un legame forte con il passato e le proprie radici familiari. Sono portatori di storie, tradizioni e valori che trasmettono ai nipoti, contribuendo a formare l’identità individuale e collettiva di ciascun bambino. La loro presenza può favorire un senso di continuità e appartenenza, che è fondamentale in un mondo in continuo cambiamento.
 
 
Sul fronte pratico, i nonni sono un aiuto concreto nella vita quotidiana di molte famiglie. Aiutano nella cura dei figli, nelle faccende domestiche e possono essere un punto di riferimento stabile, soprattutto in situazioni di emergenza o di lavoro intenso dei genitori. In questo senso, il loro contributo può essere determinante per consentire ai genitori di conciliare lavoro e famiglia, e per offrire ai nipoti un ambiente di sicurezza e affetto.
 
Tuttavia, non è corretto generalizzare: ci sono famiglie in cui i nonni sono più presenti e attivi, e altre in cui, invece, questa figura è meno coinvolta o addirittura assente. Le dinamiche familiari, le distanze geografiche, le differenze generazionali e le condizioni di salute possono influire sulla possibilità e sulla qualità del rapporto tra nonni e nipoti.

 
In alcune società o contesti culturali, il ruolo dei nonni è tenuto più in considerazione che in altre. La crescente mobilità, l’aumento della popolazione anziana e le trasformazioni familiari stanno portando a nuove sfide e opportunità nella relazione tra le generazioni.
 
 
In sintesi, tutto  dipende da come si intende il loro ruolo. Dal punto di vista affettivo, educativo e pratico, i nonni sono una risorsa preziosa e insostituibile per molte famiglie. Non sono un elemento "necessario" nel senso assoluto, ma certamente rappresentano un valore aggiunto che arricchisce la vita di bambini e genitori. La loro presenza contribuisce a creare un tessuto familiare più forte e coeso, favorendo un passaggio di valori, esperienze e affetto che dura nel tempo.
 
​DP
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Qual è l'ora migliore per svegliarsi la mattina?

6/22/2025

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Novara 22 giugno 2025
Non esiste un'unica risposta valida per tutti, ma in generale, svegliarsi tra le 7:00 e le 7:30 rappresenta un buon compromesso per mantenere un ritmo di vita equilibrato e favorire il benessere. La chiave sta nel rispettare il proprio ciclo naturale, mantenere una routine regolare e garantire un riposo sufficiente.

Tra gli impegni quotidiani, le abitudini personali e le esigenze di benessere, trovare il momento giusto può fare una grande differenza nello stile di vita e nella salute generale.

Per comprendere qual è l'ora migliore per svegliarsi, è fondamentale conoscere il funzionamento del nostro organismo. L'essere umano segue un ritmo biologico chiamato ritmo circadiano, un ciclo di circa 24 ore che regola le fasi di sonno e veglia, influenzato principalmente dalla luce e dall'ambiente circostante. Oscillare troppo dal nostro ritmo naturale può portare a problemi di salute, stanchezza cronica e diminuzione delle performance quotidiane.

In linea generale, molte ricerche suggeriscono che svegliarsi tra le 7:00 e le 7:30 possa essere ideale per la maggior parte delle persone adulti. Questo intervallo consente di fare un riposo completo di circa 7-9 ore, che è il tempo raccomandato dagli esperti per un riposo rigenerante.

Come determinare l'orario migliore 
  1. Stabilirre un'ora di andare a letto regolare: Se, ad esempio, devi alzarti alle 7:00, cerca di coricarti tra le 22:00 e le 23:00 per garantire un riposo adeguato.
  2. Rispettare il ciclo del sonno: Il sonno si compone di diverse fasi, tra cui il sonno leggero, profondo e il sonno REM. Cercare di svegliarsi alla fine di un ciclo, quando il sonno è più leggero, permette di sentirsi più riposati e meno stanchi.
  3. Ascoltare i segnali del  corpo: Se ti senti stanco o hai difficoltà ad alzarti al mattino, potrebbe essere necessario adattare l'orario di sveglia o migliorare la qualità del sonno.

Alzarsi tra le 6:00 e le 7:00 può offrire vari vantaggi:
  • Maggiore esposizione alla luce naturale, che aiuta a regolare il ritmo circadiano.
  • Più tempo per pianificare la giornata, riducendo lo stress.
  • Opportunità di praticare attività fisica mattutina.
  • Migliore produttività e concentrazione.
DP
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I pericoli del bere

6/21/2025

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i rischi legati al consumo di alcol

Novara 21 giugno 2025

​Il consumo di alcol è una pratica molto diffusa in molte culture e società, spesso associata a momenti di socializzazione, festa e rilassamento. Tuttavia, è importante conoscere anche i rischi e i pericoli che può comportare un consumo eccessivo o irresponsabile di alcol, per tutelare la propria salute e quella degli altri.

Bere alcolicalo può causare effetti immediati come perdita di coordinazione, riduzione dei riflessi, alterazione della percezione e del giudizio. Questi effetti aumentano il rischio di incidenti stradali, cadute, lesioni e comportamenti pericolosi. Nei casi di consumo eccessivo, si può sviluppare un’intossicazione acuta (avvelenamento da alcol), che può portare a temporarily o, nei casi più gravi, a coma o morte.


Un consumo regolare eccessivo di alcol può danneggiare diversi organi e sistemi del corpo. Tra gli effetti a lungo termine ci sono:
  • Danni al fegato: come la steatosi epatica, l’epatite alcolica e la cirrosi, condizioni potenzialmente fatali.
  • Problemi cardiovascolari: come ipertensione, cardiomiopatia e aumento del rischio di ictus.
  • Disturbi neurologici: perdita di memoria, danni alle funzioni cognitive e dipendenza.
  • Cancerogenesi: aumento del rischio di sviluppare tumori di bocca, gola, esofago, fegato, colon e seno.
  • Problemi psichici: depressione, ansia e disturbi del comportamento.


L’alcol ha un forte potere di dipendenza, che può svilupparsi anche in chi inizia a bere senza un’attenzione consapevole ai rischi. La dipendenza alcolica può diminuire la qualità della vita, portare a problemi sociali e familiari, e aumentare il rischio di incidenti e malattie.


Il consumo eccessivo di alcol può portare a comportamenti aggressivi, problematiche lavorative, difficoltà nelle relazioni familiari e sociali, oltre a incrementare il rischio di incidenti stradali e violenza.


Per minimizzare i rischi legati al consumo di alcol, è importante seguire alcune linee guida:
  • Limitare la quantità di alcol consumata.
  • Evitare di bere perennemente o in modo compulsivo.
  • Non guidare dopo aver bevuto.
  • Ricorrere a periodi di astinenza per controllare il proprio consumo.
  • Ricercare aiuto professionale in caso di difficoltà nel gestire il consumo.
DP
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